Pubblicato nel 1947 “Il diario di Anna Frank” racconta il periodo di clandestinità della famiglia Frank ad Amsterdam. Scritto dalla tredicenne tra il 1942 e il 1944

È davvero meraviglioso che io non abbia lasciato perdere tutti i miei ideali perché sembrano assurdi e impossibili da realizzare. Eppure me li tengo stretti perché, malgrado tutto, credo ancora che la gente sia veramente buona di cuore. Semplicemente non posso fondare le mie speranze sulla confusione, sulla miseria e sulla morte. Vedo il mondo che si trasforma gradualmente in una terra inospitale; sento avvicinarsi il tuono che distruggerà anche noi; posso percepire le sofferenze di milioni di persone; ma, se guardo il cielo lassù, penso che tutto tornerà al suo posto, che anche questa crudeltà avrà fine e che ritorneranno la pace e la tranquillità.

Scritto tra il 1942 e il 1944 “Il diario di Anna Frank” è una delle testimonianze più genuine e toccanti delle atrocità commesse dal nazismo durante la seconda guerra mondiale ai danni di ebrei, omosessuali, disabili, dissidenti, rivali politici. Una testimonianza involontaria scritta a soli tredici anni da una delle tante ragazzine cui la seconda guerra mondiale e le leggi razziali rovinarono l’esistenza. Il racconto della clandestinità della famiglia Frank viene messo nero su bianco nelle pagine del diario segreto di Anna che racconta tra le altre cose le proprie emozioni e i propri sentimenti durante lo sterminio che provocò 6 milioni di vittime innocenti.

Trama:

Anne nasce a Francoforte sul Meno nel 1929, da genitori di origine ebraica, a pochi anni di distanza dalla sorella Margot. Nel 1933, preoccupata per la politica razziale della Germania nazista, la famiglia si trasferisce ad Amsterdam. Quando anche l’Olanda viene occupata dall’esercito tedesco, per i Frank diventa sempre più complicato non farsi trovare durante i rastrellamenti. Il padre di Anne decide perciò di nascondersi insieme alla famiglia in un alloggio ricavato nel retro della sua fabbrica, accogliendo anche Hermann van Pels con la moglie e il figlio Peter e, poco dopo, il dentista Fritz Pfeffer. Nell’Alloggio segreto, Anne prosegue la stesura del suo diario personale (ricevuto in regalo il giorno del suo tredicesimo compleanno), come un epistolario indirizzato a un’amica immaginaria. Vi annota pensieri e riflessioni intime, racconta quello che accade ogni giorno: la paura della guerra, i suoi sentimenti per Peter, il conflitto con i genitori e il desiderio di diventare una scrittrice una volta tornata la pace. Purtroppo il 4 agosto del 1944, in seguito alla soffiata di un informatore fatta alla Sicherheitsdienst, la polizia tedesca di Amsterdam, il gruppo viene arrestato e deportato ad Auschwitz. Anne e la sorella Margot verranno poi trasferite a Bergen-Belsen, dove troveranno la morte tra il febbraio e il marzo dell’anno seguente.

Un libro, una testimonianza che mi sono ritrovata fra le mani a tredici anni, la stessa età in cui lei, Anna, iniziò a scriverlo. Non fu un insegnante a consigliarmelo, ma la curiosità di saperne di più su quella ragazzina raffigurata in copertina e di cui avevo tanto sentito parlare era troppo forte.

Leggere quella testimonianza di prigionia e sofferenza venuta fuori dalla penna di una ragazzina qualsiasi mi insegnò molto, e oggi, a quel Diario devo tanto. Ci sono tanti, troppi buoni motivi per leggerlo e farlo leggere a figli, nipoti, alunni. Agli adulti di oggi e a quelli del domani. 

Leggere notizie che riguardano episodi di discriminazione fa riflettere sul fatto che l’Umanità sembra non aver imparato nulla dai propri errori.

L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria.

(Prima Levi)

Accade ancora oggi che intere popolazioni e gruppi religiosi vengano discriminati. Accade che si parli di razze, quando, in realtà, di razza ne esiste solo una: quella umana. Accade che non si faccia caso alla morte e alle sofferenze di migliaia di bambini, donne e uomini, che rischiano la morte per fuggire dalla miseria e dalla guerra. Accade che sulla porta di una deportata e partigiana compaia la scritta “Juden hier” (Qui vive un ebreo). Ma non siamo nella Germania nazista di Hitler. Non è il 1939. Siamo in Italia, a Mondovì, in Piemonte. È il 2020. 

Ogni giorno siamo chiamati a scegliere da che parte stare, come comportarci nei confronti dell’Altro. Perché un giorno l’Altro potremmo essere noi. Spesso la vita è la conseguenza delle scelte che altri fanno per noi, come nel caso di Anna, come è accaduto e accade ancora oggi a milioni di persone nel mondo, vittime del Potere. Non possiamo scegliere quando nascere, in che famiglia, in che Nazione. Di che colore avere la pelle. Ma possiamo scegliere da che parte stare quando accade tutto questo. 

I genitori possono solo dare ai figli buoni consigli o indirizzarli sulla buona strada, ma la formazione definitiva della personalità di una persona è nelle mani della persona stessa. (Anne Frank)